Festa dell'Addolorata a Brivio

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Riportiamo la storia della devozione dell’Addolorata a Brivio, come risulta da un documento del 1919:

“Nel cascinale di Vaccarezza, S.Carlo (1571) e il Card. Federico (1610) visitarono una cappelletta dedicata a S.Mammete. Là si recavano donne devote, offrendo, a quanti incontravano per via, pane e piccoli caci per ottenere la grazia di poter nutrire i loro bambini.

Il culto passò poi all’Oratorio di S.Leonardo, dove nel 1754 già troviamo aperta, nella parete settentrionale, una Cappella con la statua di S.Mammete. Fu il Prevosto Carlo Francesco Isella che, rifatta a nuovo la cappella con un bell’altare marmoreo, collocava nella nicchia una Madonna Addolorata, venuta, come sembra, dalla Chiesa dei canonici della Scala di Milano (oggi Teatro alla Scala).

Si vuole però che già prima di quel tempo fosse esposto in S.Leonardo un quadro dell’Addolorata. Il nuovo simulacro divenne man mano oggetto di grande venerazione, per la commovente ispirazione del volto addolorato.

Nel 1855, trasformato di fatto l’Oratorio di S.Leonardo in ospedale per colerosi, il simulacro fu portato nella Chiesa Prepositurale, dove rimase esposto in mezzo a fiori e ceri, continuamente visitato dai buoni Briviesi che da Maria riconobbero ottenuta la cessazione del flagello.
A memoria della grazia ricevuta, nell’ottobre 1855 il popolo di Brivio fregiava il simulacro di un ricco manto, proponeva di celebrare ogni anno, alla terza domenica di settembre, una grande festa, “la Festa di Brivio”, come di fatto celebrò con solenne processione e con luminarie, e otteneva la erezione del pio consorzio dell’Addolorata.

Fu nell’anno 1905, anno cinquantesimo dell’istituzione della festa, che il Prevosto Luigi Bonacina, in ossequio agli ordinamenti superiori, sostituì all’antico simulacro, meno conforme alle leggi liturgiche, un nuovo, acquistandolo dalla ditta Rosa e Zanasio di Roma, il quale però per Brivio non era più la “sua” Madonna. Veramente la nuova immagine, pur lavorata con arte e riccamente decorata, nelle troppe umane sue forme non molto riteneva di religiosa ispirazione, nel suo atteggiamento presentava a preferenza la figura della “desolata” e per la fragile sua struttura difficilmente avrebbe potuto essere rimossa dalla sua nicchia ogni anno senza pericolo di rotture, come i fatti hanno dimostrato.

Da quel tempo si raffredda nel paese la devozione all’Addolorata e lo stesso Oratorio di S.Leonardo, al quale ogni domenica dopo le vespertine funzioni affluiva molta gente, viene man mano abbandonato. A dire il vero era stata prima intenzione quella di far inserire in un simulacro “nuovo” la testa dell’antica Madonna, ma (dalle memorie scritte non si riconosce ragione) si preferì sostituirla con una statua in carton romano. E così dell’Addolorata più non rimase che il simulacro romano.

Ma nei disegni della Divina Provvidenza doveva servire la ormai finita guerra (1915-1918 n.d.r.) a riaccendere nell’animo di questi buoni terrieri la devozione della B.V.Addolorata. Furono pubbliche supplicazioni al suo altare, furono private preghiere, lacrime nascoste delle spose, delle madri effuse dinanzi alla vergine, propositi, voti, ad essa presentati, un accorrere, un’accendere ceri dinanzi al simulacro esposto più volte, che richiamarono man mano e rivelarono la devozione antica popolare di Brivio all’Addolorata dalla quale tutti si implorava una pace giusta, duratura, vittoriosa con l’incolumità dei nostri soldati. Anche la precoce rovina delle navette laterali della Chiesa Prepositurale, che impose per qualche tempo l’abbandono della medesima, richiamando i fedeli all’oratorio di S.Leonardo, dove si celebravano durante la settimana le pubbliche funzioni, fu un’occasione propizia per invitare all’altare di Maria le anime che Maria voleva ritornare al suo amore.

Dopo tante manifestazioni di pietà verso l’Addolorata non era doveroso che al cessare della guerra dovesse il popolo di Brivio ringraziare Colei alla quale aveva ricorso nei mesi del dolore? Parve pertanto cosa opportuna risuscitare quella “Festa di Brivio” alla quale tanto ci teneva il paese e della quale tanto si discorreva rimpiangendone il tramonto”.
 

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